Testimonianze

  • Andrea ALESSANDRINI

    Perché è importante raccontare la storia della propria azienda?
    Per regalare un pezzo di vita vissuta, gesto che richiede un libro; non potrei mai farlo attraverso il digitale, per sua natura volatile. Io suggerirei di fare un libro a tutti quelli che si rendono conto di avere avuto una vita professionale interessante, coloro che si sono dedicati e si dedicano a ciò che amano sopra ogni cosa, il lavoro. Ritengo inoltre che sia utile a chi, come nel mio caso, è arrivato a toccare il fondo come imprenditore: il libro aiuta il protagonista, raccontato da un terzo, a vedere con maggiore chiarezza dentro di sé e a poter interpretare quello che gli è accaduto e il perché. Questa analisi ti porta a cambiare il modo di fare le cose, e parlo per esperienza personale.

    Cosa ti ha spinto a fare un romanzo d’impresa?
    Personalmente, temevo di dimenticare ciò che è accaduto nella mia vita, che non è stata lineare, tutt’altro. Non sono un fan del detto “il tempo aggiusta tutte le cose”, io non voglio lasciar andare, dimenticare per rimuovere la sofferenza; mi piace che il ricordo non affievolisca e un domani stia lì a ricordarmi che tutto quello che ho raggiunto non è stata una passeggiata di salute. I ricordi devono essere cristallini, e scrivendoli restano cristallini per sempre. Attraverso ciò che si racconta nel mio libro ho preso coscienza che di un problema come quello capitato a me si può fare tesoro e approfittarne per diventare una persona migliore. Ho preso più fiducia in quello che faccio proprio grazie a Il mare sul tetto, e per questo motivo sto raccogliendo appunti per fare un sequel.

    Come hai utilizzato il tuo romanzo d’impresa?
    Avendo a disposizione lo strumento “romanzo d’impresa”, ci siamo resi conto che potevamo raccontarci meglio come azienda. Il libro è poi uno strumento di vita professionale per le nuove generazioni; ne ho avuto riprova incontrando i ragazzi delle scuole medie superiori venuti in visita, 700 solo quest’anno, che me ne hanno fatto delle recensioni fenomenali. Anche le università di Sassari e di Cassino hanno scelto Il mare sul tetto per attività di studio e approfondimento. Mi è capitato anche di allungarne una copia a chi sta attraversando un momento difficile, dicendogli «Leggi, fatti coraggio», mi fa piacere pensare che la mia esperienza di caduta e rinascita possa essere di sprone a qualcuno.
    Andrea ALESSANDRINI fondatore di iVision
    e amministratore di Nobento
  • Ketty PANNI

    Perché è importante raccontare la storia della propria azienda?
    Raccontare la propria esperienza imprenditoriale e se stessi aiuta a contaminare altri, a educare, a portare conoscenza e suggestioni ai giovani, che magari hanno le capacità, i talenti, per trasformare questo racconto in azione. Per rendere tangibile l’intangibile c’è un solo modo: raccontarlo, portarlo a esempio.

    Cosa ti ha spinto a fare un romanzo d’impresa?
    A fine 2015 Giovanni Panni, mio papà nonché fondatore dell’azienda Oleodinamica Panni, si è trovato ad avere del tempo disponibile e voleva approfittarne per realizzare la sua biografia ed esaudire un suo sogno. Avevo già avuto modo di conoscere Alessandro Zaltron e così ho pensato subito a lui per questa impresa, e la chiamo così perché sicuramente non ha avuto vita facile visto che dopo 10 minuti di colloquio papà pensava di avergli già detto tutto (uomo di molte parole papà!). Con curiosità, capacità e pazienza Alessandro ha saputo scrivere e interpretarne i valori e le caratteristiche raccontate in quello che poi è diventato Di domenica, mai, il primo Romanzo d’impresa edito nella collana da lui diretta per FrancoAngeli. Nel 2016 cadeva anche il 70° compleanno di mio padre e il romanzo d’impresa è stato il giusto coronamento di una storia longeva.

    Come hai utilizzato il tuo romanzo d’impresa?
    Tuttora a distanza di 7 anni dalla pubblicazione, mio padre utilizza il libro come biglietto da visita: il romanzo lo presenta e racconta alle persone cui lo consegna meglio di quanto saprebbe fare lui stesso.
    Personalmente, partendo dal romanzo d’impresa ho recuperato consapevolezza della funzione dell’imprenditore. L’imprenditore ha un ruolo importante e una responsabilità enorme rispetto alla comunità, lo scopo primario per cui è al mondo non è l’arricchimento a oltranza – il denaro è uno strumento, non l’obiettivo della vita. Dal mio punto di vista è necessario un nuovo modo di fare economia; molti parlano di etica, felicità, beni comuni, ma… tutto questo va messo in pratica. Partendo dal nostro romanzo d’impresa io ho tradotto questi valori e l’etica del fare in Relazionésimo che, attraverso la ricerca e lo sviluppo di progetti e prodotti economici, ha lo scopo di rendere tangibile il valore del capitale relazionale, sempre più strategico per le imprese.
    Ketty PANNI fondatrice di Relazionésimo
  • Giampietro ZONTA

    Perché è importante raccontare la storia della propria azienda?
    Al di là dei nostri gioielli, la cui qualità e il cui pregio sono riconosciuti, quello che ci caratterizza è il modo in cui arriviamo a fare quel prodotto. Non a caso, il nostro romanzo d’impresa si intitola Impresa (er)etica, a sottolineare che i nostri comportamenti sono così etici da sfiorare l’eresia. Raccontando la nostra filosofia, il libro è uno strumento che permette di far capire meglio l’azienda e come facciamo impresa noi. L’unico modo perché i nostri clienti apprezzino questo aspetti etici e di responsabilità è farli sapere loro, e quali benefici ne derivano per tutti. Stiamo pensando di tradurre in inglese il romanzo d’impresa proprio per intercettare anche la nostra clientela internazionale. Quanto alla scelta del libro per raccontarci, è che un libro rimane, diversamente da altre forme di comunicazione che sono volatili; è la differenza che corre tra una storia e uno spot, tra chi vuole fare in fretta e chi preferisce qualcosa che rimanga a testimonianza delle proprie scelte.

    Cosa ti ha spinto a fare un romanzo d’impresa?
    Lo spunto è venuto da tante persone arrivate qua in azienda, che nel corso degli anni mi dicevano: che bella storia la vostra, perché non la scrivi? Noi non pensavamo che la nostra storia potesse interessare anche agli altri, facevamo le cose in un certo modo perché sapevamo farle solo così: che storia era? L’occasione di fare un romanzo d’impresa si è concretizzata nel 2019 in occasione del 25° anniversario dell’azienda, con l’idea di lasciare un ricordo duraturo per una ricorrenza così importante.

    Come hai utilizzato il tuo romanzo d’impresa?
    Ho preso l’abitudine di leggere, ai molti visitatori che vengono a trovarci in azienda, un capitolo ciascuno, inerente ai discorsi che stiamo affrontando. Ho visto che questo approccio è molto apprezzato. Una copia del libro la invio ai laureandi che chiedono di occuparsi di noi, già 35 tesi di laurea di università italiane e straniere hanno per tema D’orica. I ragazzi ci trovano citati tra le b-corp, e non è difficile visto che siamo l’unica b-corp al mondo nel settore orafo; leggono il report di sostenibilità sul nostro sito e ci dicono che dai dati si capisce che non facciamo greenwashing. Quando mi contattano, mi rifiuto di compilare i questionari prestampati che propongono; gli dico: io vi spedisco una copia del nostro libro e quando l’avete letto tutto sono disponibile a un’intervista. Dopo una settimana chiamano, ci incontriamo online o qui in azienda; partendo dal libro, gli studenti pongono domande interessanti, profonde. Di recente ci ha contattato anche un docente universitario; Impresa (er)etica lo ha colpito così tanto che lo vuole adottare come libro di testo per il suo corso di economia.
    Giampietro ZONTA fondatore di D’orica
  • Camilla PIZZONI

    Perché è importante raccontare la storia della propria azienda?
    Credo sia importante conservare e non disperdere quelle storie imprenditoriali che si prestano a diventare case-history, come un’eredità che si lascia a beneficio delle future generazioni. È un progetto questo che va pensato con anticipo e portato a termine nei giusti tempi, per evitare di perdere i testimoni diretti, le persone che hanno preso parte alla storia. Se accade di aspettare troppo, si rischia che quella memoria sia poi perduta per sempre. Restando in tema di ciò che resta e di ciò che passa, trovo che oggi tutto, essendo fruibile a livello televisivo e social, è effimero e scompare in un attimo; un libro, al contrario, rimane, e con esso la testimonianza lì contenuta, tracce di vite che sono state significative.

    Cosa ti ha spinto a fare un romanzo d’impresa?
    Ci sono varie motivazioni. A livello personale, come figlia che lavora in azienda, avevo voglia di tributare un riconoscimento a mio padre, dato che lui non si celebra particolarmente, un riconoscimento per il suo percorso di vita e per il suo esemplare percorso imprenditoriale: nato dal niente e diventato venditore, ha creato un’azienda di tutto rispetto a livello nazionale.
    Il libro mi interessava anche per un aspetto aziendale, volevo far conoscere la storia di Pool Pharma e non più solo i suoi prodotti – peraltro molto conosciuti –; nessuno sapeva che l’azienda non è un marchio anonimo o una multinazionale, ma un’azienda italiana, fatta da una famiglia di imprenditori, era un modo per dire: noi siamo questi.
    Quando ho incontrato Alessandro Zaltron e i suoi romanzi d’impresa, mi è piaciuto lo stile della sua scrittura e il diverso taglio che dà ai suoi libri, differente dalla semplice biografia.

    Come hai utilizzato il tuo romanzo d’impresa?
    Abbiamo sfruttato Il signor Pool Pharma molto all’interno della realtà aziendale: l’abbiamo regalato a farmacie clienti e alla forza vendita, l’abbiamo usato per la formazione dei venditori traendo dall’esperienza del fondatore insegnamenti che possono essere presi e applicati a livello professionale. Mio padre è tutt’ora orgoglioso di usare il romanzo d’impresa come bigliettino da visita, in una prima fase di contatto con clienti nuovi e fornitori nuovi, al posto della solita brochure aziendale. Io lo utilizzo in occasione di attività di networking e poi lo riprendiamo come contenuto per post sui social: sebbene abbia ormai 5 anni rimane sempre attuale, non invecchia mai!
    Camilla PIZZONI contitolare di Pool Pharma